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Tappeti da balcone

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Tappeti da balcone: cosa devono davvero sopportare all'esterno

Un balcone è il posto più duro che un tappeto possa ricevere. La pioggia ci si abbatte sopra, il sole batte per ore, il vento tira agli angoli e la temperatura balza tra il giorno e la notte. Un tappeto destinato a restare lì deve reggere pioggia, intensa esposizione solare, sbalzi di temperatura e qualche pozzanghera di troppo. Per questo, quando si parla di tappeti da balcone, la grande domanda è sempre la stessa: regge all'esterno, oppure ammuffisce, sbiadisce e scivola dopo poche settimane?

La buona notizia è che un vero tappeto outdoor è costruito esattamente per queste condizioni. Lo si riconosce dal materiale e dalla costruzione, non dal testo pubblicitario. Un tappeto da interno pubblicizzato «anche per l'esterno» è qualcosa di diverso rispetto a un modello sviluppato fin dall'inizio per l'uso esterno. Cosa osservare al momento dell'acquisto lo spieghiamo qui passo dopo passo.

Il risultato è concreto: da una nuda superficie di piastrelle nasce una zona outdoor accogliente. Il tappeto rende il balcone praticabile a piedi nudi, attenua il rumore dei passi (nei condomini in affitto un vero vantaggio per il buon vicinato con chi abita sotto) e protegge il pavimento dai graffi.

Tappeto resistente alle intemperie per balcone: polipropilene, poliestere e PET a confronto

Per un balcone aperto e non coperto, la fibra sintetica è la scelta sicura. Tre materiali si contendono la scena:

  • Polipropilene: il materiale più consigliato per un uso outdoor vero e proprio. Assorbe pochissima acqua, l'umidità scivola via o defluisce attraverso il tessuto. Con un'esposizione UV molto prolungata e intensa può diventare fragile dopo diversi anni, ma per la normale stagione sul balcone questo non è un problema.
  • Poliestere: adatto alle intemperie, asciuga bene e risulta leggermente più morbido del polipropilene. Ha una maggiore resistenza alla lacerazione ed è meno sensibile all'umidità.
  • PET riciclato: ricavato spesso da bottiglie, unisce la resistenza alle intemperie a un approccio più sostenibile. Ideale per chi tiene all'aspetto ecologico.

Come indicazione di massima: le fibre sintetiche come polipropilene, PE, poliestere e nylon durano all'esterno in genere dai tre ai cinque anni, a seconda della posizione e della cura.

Le fibre naturali non appartengono a un balcone aperto. Juta, sisal, cocco e cotone assorbono acqua in caso di umidità prolungata e asciugano lentamente. Questi modelli si addicono solo a balconi coperti, a una loggia o sotto una vela da sole. Un tappeto da veranda sotto una tettoia può quindi essere tranquillamente in materiale naturale, mentre un tappeto da terrazzo esposto è meglio che sia sintetico.

Protezione dalla muffa grazie alla permeabilità all'acqua: perché il ristagno d'acqua non si forma

La preoccupazione più frequente con il tappeto da balcone è la muffa. Il segreto sta nel modo in cui un buon tappeto outdoor gestisce l'acqua. Di solito è idrorepellente piuttosto che completamente impermeabile e assorbe quindi molto meno acqua rispetto a un tappeto da interno. Poiché manca il rivestimento sul retro, l'acqua defluisce semplicemente attraverso il tessuto senza ristagnarsi sotto.

Questa permeabilità all'acqua è la vera protezione contro la muffa: dove non si forma ristagno d'acqua, la muffa non può svilupparsi. Si immagini un balcone a nord a Zurigo che dopo una giornata di pioggia rimane a lungo bagnato. Un tappeto in polipropilene lascia semplicemente defluire l'acqua, che non si raccoglie tra il tappeto e le piastrelle. Per questo i veri tappeti da balcone funzionano anche in posizioni ombreggiate e umide.

Resistenza ai raggi UV: perché i veri tappeti outdoor sbiadiscono a malapena

Il secondo grande timore: il colore sbiadisce già dopo la prima estate? Con un tappeto da interno all'esterno, sì. I veri tappeti outdoor sono invece resistenti ai raggi UV e sbiadiscono quindi molto più lentamente. I colori rimangono vivaci per diverse stagioni.

Due cose aiutano ulteriormente. In primo luogo la scelta del colore: le tonalità chiare riflettono meglio la luce solare e rimangono più fresche rispetto ai modelli scuri, un aspetto che conta anche per l'utilizzo a piedi nudi, poiché i tappeti outdoor sintetici si surriscaldano al sole comunque molto meno della pietra o delle piastrelle. In secondo luogo un gesto semplice: girare il tappeto di tanto in tanto. Rivoltarlo regolarmente garantisce un'esposizione solare uniforme e previene lo sbiadimento da un solo lato.

Pulire i tappeti da balcone e prepararli per l'inverno

La cura è semplice. Aspira o scuoti regolarmente il tappeto in modo che polvere, polline e sporco non si depositino nelle fibre. Per lo sporco più ostinato: i tappeti da balcone sintetici si possono sciacquare con il tubo da giardino. Dopo un temporale estivo basta spesso un breve getto d'acqua, dopodiché si appoggia il tappeto in verticale in modo che asciughi completamente da entrambi i lati.

Per le macchie più resistenti, acqua tiepida con un po' di detersivo delicato per piatti è d'aiuto. Evitare candeggina e solventi aggressivi, che danneggiano colori e fibre. E sia dopo la pioggia che dopo la pulizia: il tappeto deve asciugare completamente, altrimenti il rischio di muffa rimane. Alcuni modelli più piccoli sono lavabili in lavatrice secondo le indicazioni del produttore, ma questo vale solo per singoli prodotti, quindi controllare prima le istruzioni.

In inverno la cosa diventa decisiva. La maggior parte dei tappeti outdoor è resistente al gelo, ma periodi prolungati di gelo e umidità sollecitano il materiale. Se si vuole che il tappeto duri molte stagioni, è meglio riporlo durante i mesi freddi in un luogo asciutto e protetto, ad esempio nel ripostiglio in cantina. Importante: pulirlo accuratamente prima e lasciarlo asciugare completamente, altrimenti in primavera si rischia una brutta sorpresa.

Trovare la misura giusta: dal piccolo balcone cittadino alla loggia

La misura giusta dipende dal proprio balcone. Alcune regole pratiche:

  • Balcone piccolo: un tappeto di circa 120 x 180 cm è spesso sufficiente. Per un balcone stretto di un palazzo d'epoca, un passatoia chiaro di 80 x 150 cm si inserisce perfettamente tra la panchina e il parapetto e dona allo stesso tempo profondità visiva alla superficie allungata.
  • Terrazza o loggia di medie dimensioni: un tappeto di circa 200 x 300 cm delimita chiaramente una zona salotto e trasforma la superficie in uno spazio definito.
  • Forma: i tappeti rettangolari separano una zona lounge da una zona pranzo. Un tappeto rotondo funge da punto di quiete visivo e sta bene sotto un tavolino da bistrot rotondo.

Per quanto riguarda i mobili: idealmente almeno le gambe anteriori delle sedie poggiano sul tappeto. In questo modo la zona appare coesa invece che casuale.

Resta il vento. I tappeti a tessitura piatta offrono meno presa, ma con forti raffiche un angolo può comunque sollevarsi. Su superfici lisce come piastrelle o legno, il tappeto può anche scivolare quando ci si cammina sopra. La soluzione è semplice: un sottotappeto antiscivolo o un retro gommato forniscono una tenuta aggiuntiva.

Breve riepilogo prima di acquistare il tappeto

Per un balcone aperto si sceglie la fibra sintetica: polipropilene, poliestere o PET. La permeabilità all'acqua tiene lontana la muffa, la resistenza ai raggi UV mantiene i colori vivaci. Le tonalità chiare rimangono più fresche, un sottotappeto antiscivolo protegge dal vento, e per l'inverno il tappeto va riposto in cantina pulito e asciutto. Tenendo a mente questi punti, si fa la scelta giusta al momento dell'acquisto e il proprio balcone diventa una piacevole zona outdoor.